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IL TEATRO DELL’INNOVAZIONE: PERCHÉ UN PROGETTO AI SU TRE È DESTINATO A SPARIRE NEL NULLA

IL TEATRO DELL'INNOVAZIONE- Perché un progetto AI su tre è destinato a sparire nel nulla

Il Teatro dell’innovazione: Perché un progetto Ai su tre è destinato a sparire nel nulla.

Mentre le grandi aziende spendono miliardi per inseguire la tecnologia del momento, i dati ci raccontano una realtà fatta di palcoscenici scintillanti e dietro le quinte disastrosi.

Vi spiego perché stiamo entrando nell’era dell'”innovazione di facciata”.

Questo articolo nasce da un confronto costante che sto avendo in questi mesi con diversi amici e conoscenti professionisti che vengono dal settore della Consulenza strategica.

Parlando con loro, lontano dai microfoni e dalle slide ufficiali, emerge una realtà molto diversa da quella che leggiamo sui giornali.

C’è una sensazione di vertigine, mista a preoccupazione, che attraversa chi lavora dietro le quinte di questa rivoluzione tecnologica.

Immaginate un teatro. Il sipario è di velluto rosso, pesante, costoso. Sul palco, sotto un occhio di bue accecante, c’è un Amministratore Delegato.

Sta recitando un monologo appassionato sul futuro e sulla rivoluzione digitale che cambierà ogni cosa.

Il pubblico applaude.

Ma se poteste sgattaiolare dietro le quinte, vedreste una scena molto diversa: tecnici che corrono, macchinari che fumano e progetti che vengono smontati in silenzio e portati fuori dalla porta di servizio.

Questo non è uno spettacolo. È lo stato attuale dell’Intelligenza Artificiale nelle grandi aziende.

C’è una differenza enorme tra quello che ci raccontano e quello che succede davvero.

Da una parte abbiamo le promesse incredibili della tecnologia.

Dall’altra, abbiamo i numeri. E i numeri ci raccontano una storia di spreco colossale.

È la storia di come l’industria stia spendendo miliardi non per cambiare la realtà, ma per ridipingere la facciata.

La tesi che esploreremo oggi non è comoda.

Suggerisce che per molte aziende, l’adozione dell’AI non serva a lavorare meglio, ma a sembrare migliori.

Non siamo di fronte a una rivoluzione industriale, ma a una recita costosa dove l’obiettivo è la percezione, non il risultato.

E come in ogni bolla basata sull’apparenza, prima o poi arriva il conto.

IL COSTO DEL FALLIMENTO: 644 MILIARDI SUL TAVOLO

IL COSTO DEL FALLIMENTO: 644 MILIARDI SUL TAVOLO

Seicentoquarantaquattro miliardi di dollari.

È questa la cifra che il mondo ha speso in soluzioni di Intelligenza Artificiale nel 2025.

Per capirci, è una somma superiore alla ricchezza prodotta in un anno da molte nazioni europee.

La stima arriva da Gartner, una delle più importanti società di analisi al mondo, che certifica una crescita della spesa enorme, quasi raddoppiata rispetto all’anno precedente.

È una corsa all’oro moderna. Aziende di ogni settore stanno aprendo i portafogli per comprare la tecnologia più potente e i consulenti più costosi.

Ma c’è un colpo di scena che nessuno mette nelle presentazioni ufficiali.

Mentre i bonifici partono, i progetti muoiono.

Gartner ha lanciato un avvertimento chiarissimo: nel 2025, almeno il 30% di questi progetti di Intelligenza Artificiale Generativa è stato abbandonato subito dopo la fase di test (quella che i tecnici chiamano “Proof of Concept” o PoC).

Non stiamo parlando di ritardi. Stiamo parlando di cancellazione totale. Un terzo degli sforzi innovativi su cui le aziende scommettono il futuro finirà nel cestino.

Perché succede? Perché la realtà è più dura della pubblicità.

Le aziende scoprono tardi che i loro dati sono disordinati e inutilizzabili.

Scoprono che i costi per far “ragionare” l’AI sono molto più alti del previsto.

Scoprono che un computer capace di scrivere poesie può sbagliare clamorosamente quando deve analizzare un bilancio.

Ma c’è una ragione ancora più profonda: a molte aziende, in fondo, non interessa che il progetto funzioni. Interessa poter dire di averlo fatto.

L’ARTE DI FINGERE L’INNOVAZIONE

L'ARTE DI FINGERE L'INNOVAZIONE

Avete presente il “Greenwashing”? Quella pratica per cui un’azienda inquina ma si dipinge il logo di verde per sembrare ecologica?

Bene, preparatevi al “lavaggio tecnologico” o AI Washing. Sarà il fenomeno che definirà i prossimi anni.

Non è pessimismo, è statistica.

Si prevede che entro il 2028, il 30% delle più grandi aziende americane userà l’etichetta “Intelligenza Artificiale” nei propri bilanci non per descrivere una tecnologia che usano davvero, ma come strategia di immagine per sembrare moderne agli occhi degli investitori.

L’obiettivo non è migliorare il lavoro in fabbrica o in ufficio; l’obiettivo è alzare il prezzo delle azioni.

Il meccanismo è perverso ma razionale. In un mercato che premia chi innova, non avere una “strategia AI” è un suicidio.

Quindi si lanciano progetti pilota destinati a fallire, si acquistano strumenti che nessuno userà, si assumono manager senza potere reale.

È un teatro costoso dove la recita conta più della realtà.

La domanda giusta non è più “Che tecnologia usate?”, ma “Quale problema reale state risolvendo?”.

E troppo spesso, la risposta è il silenzio.

LA PAURA DEI MANAGER E IL RUOLO DEI CONSULENTI

Se i vertici recitano, chi lavora negli uffici trema.

Ma non è la paura dei robot killer a tenere svegli i manager; è la paura di diventare inutili.

Il 65% dei Direttori Marketing (i CMO) prevede che l’avanzata dell’AI cambierà radicalmente il proprio lavoro. Non “modificherà”, “cambierà radicalmente”.

C’è una pressione enorme per adottare queste tecnologie, che spesso scavalca la logica.

Gli uffici marketing sono costretti a usare questi strumenti non perché servano, ma perché “lo fanno tutti”.

E mentre i manager cercano di non restare indietro, le grandi società di consulenza fanno affari d’oro.

Prendiamo Accenture, un colosso del settore.

È stata appena riconosciuta come leader globale nei servizi di dati e analisi.

Questo conferma che i grandi consulenti hanno cambiato pelle.

Non sono più solo consiglieri esterni; sono diventati giganti tecnologici. Vendono la “trasformazione” come un prodotto.

Vendono la pala e la mappa del tesoro, guadagnando miliardi indipendentemente dal fatto che l’azienda cliente trovi o meno l’oro.

Prosperano sia sull’entusiasmo che sulla disperazione di chi non vuole perdere il treno.

IL FUTURO: QUANDO L’AI PRENDE IL COMANDO

IL FUTURO: QUANDO L'AI PRENDE IL COMANDO

Ma se pensate che questo teatro si limiti al marketing o all’informatica, vi sbagliate.

La vera rivoluzione sta arrivando ai piani alti. Sta arrivando nel Consiglio di Amministrazione.

C’è una previsione che è passata quasi inosservata, ma che potrebbe cambiare tutto.

Entro il 2029, si stima che il 10% dei Consigli di Amministrazione globali userà l’AI per sfidare le decisioni dei dirigenti umani. Rileggetelo. Non per “assistere”. Per sfidare.

Immaginate la scena: un Amministratore Delegato umano propone una strategia basata sul suo intuito e sulla sua esperienza.

E un algoritmo, freddo e senza ego, interviene dicendo: “I dati storici indicano che questa idea fallirà nell’87% dei casi. È una scelta inefficiente”.

Si inverte la gerarchia che conosciamo da secoli.

L’uomo propone, la macchina dispone, o quantomeno, si oppone.

Questo scenario potrebbe essere l’unica vera cura contro l’innovazione di facciata.

Se l’AI inizia a controllare i conti, a verificare le promesse e a calcolare i ritorni reali, il teatro non regge più.

Un’intelligenza artificiale non si lascia incantare da una bella presentazione.

Non applaude alle parole vuote.

Se il progetto è un fallimento, l’AI lo vedrà.

E forse, per la prima volta, i dirigenti che hanno costruito carriere sull’apparenza si troveranno di fronte a un giudice che non possono corrompere con il carisma.

CONCLUSIONI

Siamo a un bivio. La strada facile è quella del teatro: continuare a spendere miliardi per progetti che non funzioneranno mai, usare l’AI come trucco per sembrare moderni e sperare che la musica non finisca.

È la strada che sceglieranno in molti.

La strada difficile è quella della verità e richiede di:

ammettere che l’AI non è magica, è uno strumento tecnico.

accettare che molti progetti falliranno e di imparare dagli errori invece di nasconderli.

prepararsi a un mondo in cui un algoritmo siederà al tavolo delle decisioni e ci chiederà conto delle nostre scelte.

Il sipario sta per calare sul primo atto di questa commedia.

Quando si rialzerà, il pubblico non si accontenterà più della recita. Vorrà vedere i risultati.

E a quel punto, non ci saranno luci di scena che tengano:

o l’innovazione è reale, o lo spettacolo è finito.

Se sei interessato ad approfondire i temi dell’implementazione dell’AI in azienda può scrivermi una mail a sergio.curadi@avriolab.com .

di Sergio Curadi Naumann – Febbraio 2026

Domande Frequenti (Q&A)

D: Visto che molti progetti falliscono, conviene aspettare prima di investire in AI?

R: Non necessariamente aspettare, ma cambiare metodo.

Il fallimento del 30% dei progetti pilota non è colpa della tecnologia, ma della mancanza di preparazione. Spesso i dati aziendali sono nel caos o non si ha un obiettivo chiaro.

L’attesa passiva è pericolosa quanto buttarsi alla cieca.

La strategia vincente è investire prima per “mettere in ordine” i propri dati e scegliere problemi piccoli e concreti da risolvere, evitando i progetti faraonici che servono solo a fare scena.

D: Come si distingue l’innovazione vera da quella di facciata?

R: Bisogna guardare oltre gli annunci ufficiali, che diventeranno sempre più strumenti di pubblicità.

I segnali veri sono due: i risultati concreti (costi ridotti, lavori più veloci) e quanto la tecnologia è usata davvero ogni giorno.

Se un’azienda annuncia “rivoluzione AI” ma lavora esattamente come prima, è molto probabile che sia solo teatro. L’innovazione vera cambia il modo di lavorare, nel bene o nel male.

D: L’arrivo dell’AI nei consigli di amministrazione eliminerà i capi umani?

R: No, ma ne ridurrà il potere assoluto.

La previsione sul ruolo di “sfida” dell’AI suggerisce un futuro misto: l’umano mette la visione e i valori, la macchina controlla che i conti tornino.

Il capo del futuro non sarà quello che ha tutte le risposte, ma quello che sa accettare di essere corretto da un sistema che non perdona errori di calcolo.

Chi non saprà accettare questo controllo verrà espulso dal mercato.

5 Curiosità e Insight

  1. Il Cimitero Invisibile: Il fatto che il 30% dei progetti venga abbandonato in silenzio crea un’illusione ottica. Le aziende non fanno comunicati stampa per dire “abbiamo fallito”, quindi vediamo solo i successi o presunti tali, sovrastimando la facilità di questa tecnologia.
  2. I Guardiani Digitali: Per gestire i rischi, nasceranno i “Guardian Agents”, software creati solo per sorvegliare altre intelligenze artificiali. Stiamo costruendo una burocrazia di macchine che controllano macchine.
  3. Il Paradosso della Spesa: Nonostante i fallimenti e l’incertezza, la spesa globale in AI non rallenterà, ed è cresciuta del 76,4% nel 2025. Sembra che spendere in AI sia diventato un costo obbligatorio per mantenere la reputazione aziendale, a prescindere dal ritorno economico.
  4. Il Capo Robot: L’idea che l’AI entri nei Consigli di Amministrazione per contestare i dirigenti è storica. È la prima volta che uno strumento creato dall’uomo ha l’autorità di correggere il suo creatore in tempo reale su decisioni strategiche.
  5. La Bolla delle Etichette: Se davvero il 30% delle grandi aziende userà l’AI solo per farsi pubblicità entro il 2028, potremmo trovarci in una bolla finanziaria enorme, dove il valore di borsa di molte società si regge su etichette vuote senza sostanza tecnica.

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