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IL PARADOSSO DEL PROMPT: PERCHÉ L’AI GENERATIVA RISCHIA DI TRASFORMARE IL MARKETING IN UN MARE DI MEDIOCRITÀ.

Il Paradosso del Prompt: Perché l'AI Generativa rischia di trasformare il Marketing in un mare di mediocrità

Il Paradosso del Prompt: Perché l’AI Generativa rischia di trasformare il Marketing in un mare di mediocrità.

L’illusione della competenza istantanea sta creando una crisi di identità nei brand.

Ecco perché ai giovani studenti, quando li incontro dico: non imparate a premere un tasto, imparate a pensare.

C’è una domanda che rimbalza costantemente tra le aule universitarie e le conversazioni dei giovani professionisti, un timore latente che accompagna ogni discussione sul futuro: “L’Intelligenza Artificiale ci ruberà il lavoro?”.  

È una domanda legittima e comprensibile, ma la prospettiva è molto spesso errata.

La risposta reale, quella più scomoda, è che il pericolo immediato non è che l’AI sostituisca le persone, anche se per molte professioni creative l’arrivo dell’AI è certamente un fattore da non sottovalutare, ma che le renda indistinguibili.

Viviamo in un momento storico in cui la barriera all’ingresso per la produzione di contenuti è crollata a zero.

Chiunque, con un abbonamento base a ChatGPT o Midjourney, può generare un piano editoriale, un articolo di blog o una campagna visiva in pochi secondi.

Apparentemente, è l’età dell’oro della produttività. In realtà, stiamo assistendo al Paradosso del Prompt.

Il paradosso è questo: mai come oggi è stato facile produrre contenuti “buoni”, e mai come oggi è stato difficile produrre contenuti “eccellenti”.

L’AI generativa, per sua natura statistica, è una macchina di consenso.

È addestrata per prevedere la parola successiva più probabile basandosi sulla media di tutto ciò che è stato scritto in precedenza.

Se chiedete a un’AI di “scrivere una mail di vendita efficace”, lei vi restituirà la media matematica di tutte le mail di vendita efficaci che ha analizzato.

Il risultato non sarà mai un fallimento totale, ma non sarà mai nemmeno un’anomalia geniale. Sarà, per definizione, mediocre.

Questo meccanismo sta inondando il mercato di contenuti “beige”: testi corretti ma privi di anima, immagini perfette ma prive di intenzione, strategie solide ma prive di rischio.

È un mare di mediocrità in cui i brand rischiano di affogare, perdendo l’unico asset che conta davvero nell’economia dell’attenzione: l’identità distintiva.

La mercificazione della creatività

Il rischio maggiore per i futuri professionisti del marketing non è la tecnologia, ma la pigrizia intellettuale che essa abilita.

L’uso improprio delle AI generative avviene quando si delega alla macchina non l’esecuzione, ma il pensiero.

Vedo professionisti che usano il prompt come una slot machine: inseriscono una richiesta generica e sperano che esca il jackpot creativo e si adattano a ciò che l’AI propone senza sforzo creativo e senza mettere in discussione il risultato generato! Questa è la morte della creatività!

La critica all'uso del prompt come una scommessa pigra invece che come pensiero strategico
La critica all’uso del prompt come una scommessa pigra invece che come pensiero strategico

Questo approccio trasforma la creatività in una commodity.

Se tutti usano gli stessi strumenti con gli stessi prompt standardizzati con questa tipica intro “Agisci come un esperto di marketing…”, tutti otterranno output convergenti.

Il risultato è un appiattimento del panorama comunicativo: tone of voice che si somigliano tutti, visual che hanno la stessa “patina” sintetica, emoticon inseriti a pioggia nel testo, bullet point di concetti ad ogni frase e argomentazioni che seguono gli stessi pattern logici standard.

I post oramai sembrano fatti tutti con lo stampino e addirittura oramai si capisce immediatamente con che AI sono stati generati.

L’obiezione più comune è che l’AI democratizza la qualità. È vero che alza il pavimento, eliminando i contenuti pessimi, ma abbassa il soffitto e di conseguenza rende più difficile il distinguersi dalla mischia.

In un mondo dove la produzione di contenuti ha costo marginale zero, il valore del contenuto stesso tende a zero.

Ciò che mantiene valore è la rarità. E cosa è raro in un mondo artificiale? L’imperfezione umana, l’intuizione non lineare, la capacità di connettere punti distanti che statisticamente non dovrebbero stare insieme, la capacità di fare ragionamenti che vanno oltre i limiti.

Dallo “strumento” al “pensiero”

La provocazione necessaria oggi è questa: non innamoratevi del risultato, innamoratevi del processo.

L’AI non deve essere il pilota automatico, ma il copilota potenziato, perchè usare l’AI come strumento di potenziamento porta sicuramente dei grandi vantaggi nell’efficienza di produzione.

La difficoltà sta nel pilotare l’AI, nel condurre in maniera efficace il dialogo con sufficiente distacco e con costante spirito critico, senza farsi intortare dall’atteggiamento stupidamente assertivo.

Ma attenzione: La differenza tra un professionista mediocre e uno eccellente, nell’era dell’AI, risiede nella Strategia.

Il prompt non è una bacchetta magica, è un codice di istruzioni per un esecutore instancabile ma privo di gusto.

La competenza tecnica di saper scrivere un prompt, il cosidetto Prompt Engineering, è destinata a diventare obsoleta man mano che le macchine capiranno meglio il linguaggio naturale.

Ciò che non diventerà obsoleto è la capacità di capire perché stiamo scrivendo quel prompt.

Dobbiamo spostare il focus dalla produzione alla direzione creativa.

Il professionista del marketing del futuro è un curatore editoriale, un direttore d’orchestra che sa esattamente quale suono vuole ottenere e usa l’AI per produrlo, non per deciderlo.

L'AI non come pilota automatico, ma come strumento potenziato sotto la direzione di un "direttore d'orchestra" umano
L’AI non come pilota automatico, ma come strumento potenziato sotto la direzione di un “direttore d’orchestra” umano

Se lasciate che sia l’AI a decidere l’angolo narrativo, il posizionamento o i valori del brand, avete già perso. Avete abdicato al vostro ruolo strategico.

La crisi della veridicità e l’AI Etica

Oltre alla mediocrità, c’è un pericolo strutturale ancora più insidioso: l’affidabilità.

Il rischio delle "allucinazioni" e la necessità di una visione umanistica e responsabile
Il rischio delle “allucinazioni” e la necessità di una visione umanistica e responsabile

I modelli generalisti LLM sono motori probabilistici, non logici; non sono progettati per dire la verità, ma per produrre testo plausibile.

Questo genera il grave problema delle “allucinazioni”: contenuti falsi ma estremamente verosimili presentati con totale impudente sicurezza.

In un contesto aziendale o giornalistico, un dato inventato non è un errore creativo, è un rischio legale e reputazionale, e ultimamente cominciamo a raccogliere diversi casi anche eclatanti.

È proprio in risposta a questa deriva che nasce il mio interesse profondo per lo sviluppo di un’AI Etica e Umanistica, e che ci ha portato alla generazione di un framework rigoroso di regole per garantire un risultato controllato nella veridicità delle fonti e dei contenuti.

Non possiamo accettare passivamente l’output della macchina.

Attualmente stiamo confrontando e analizzando in maniera approfondita, attraverso test rigorosi, l’affidabilità delle diverse piattaforme generative a partire da quelle più conosciute come ChatGPT, Gemini, Perplexity, Claude, ma anche altre piattaforme minori.

Il nostro obiettivo è tracciare il confine tra automazione utile e disinformazione automatizzata, perché crediamo che la tecnologia debba potenziare la responsabilità umana, non diluirla.

Il professionista del marketing che vincerà sarà quello “Ibrido”: strategia profondamente umana, verifica etica rigorosa e capacità di calcolo della macchina.

Non “AI-Generated”, ma “AI-Augmented” e, soprattutto, “Human-Verified”.

Domande Frequenti che vengono fatti dagli studenti

Q1: Quindi sconsiglia di usare ChatGPT o Midjourney per il marketing?

Assolutamente no. Li sconsiglio come sostituti del pensiero strategico. Usateli per brainstorming, per superare il blocco della pagina bianca, per analizzare grandi moli di dati o per iterare velocemente variazioni di un’idea. Ma l’idea originale, il “cuore” della campagna, deve nascere dalla vostra comprensione del mercato.

Q2: Come facciamo a non essere “mediocri” usando questi strumenti?

Lavorando sull’input cioè il contesto. Più contesto specifico, dati proprietari e vincoli creativi fornite all’AI, meno generico sarà l’output. Non chiedete “Scrivi un articolo sul marketing”, chiedete “Critica questo specifico trend di marketing assumendo il punto di vista di un consumatore scettico”. La qualità dell’output è direttamente proporzionale alla specificità dell’input.

Q3: Qual è la competenza più importante da sviluppare oggi per uno studente?

Il pensiero critico e la cultura generale. L’AI ha accesso a tutta la conoscenza, ma non ha saggezza. Saper valutare se un output è valido, etico, o strategicamente corretto richiede una base culturale solida. Paradossalmente, studiare filosofia, psicologia o sociologia potrebbe essere più utile che imparare l’ultimo trucco tecnico di un software che cambierà tra sei mesi.

Conclusioni

Il paradosso del prompt ci insegna che la facilità non è sinonimo di qualità.

Anzi, spesso ne è nemica. L’AI generativa è una marea montante: solleva tutte le barche, ma rischia di farci perdere di vista la rotta.

Ai giovani, e ai professionisti, dico: usate l’AI per liberarvi dai compiti ripetitivi, non per liberarvi dalla fatica di pensare.

L'unica cosa che brillerà nel mare di mediocrità sarà la capacità umana di fare scelte meravigliosamente imperfette.
L’unica cosa che brillerà nel mare di mediocrità sarà la capacità umana di fare scelte meravigliosamente imperfette.

Perché in quel “mare di mediocrità” generato dalle macchine, l’unica cosa che brillerà ancora sarà l’intelligenza umana capace di fare scelte coraggiose, etiche e, talvolta, meravigliosamente imperfette.

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